Io mi chiamo Giovanni Tizian, e faccio il giornalista

11 Gen 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Manuela Mareso

E’ sempre triste apprendere che un giornalista è costretto, per il suo lavoro, a vivere con la scorta. Lo è ancora di più se il nome è quello di un caro collega e collaboratore della tua testata.
Alla lista dei cronisti costretti a vivere sotto tutela nel nostro paese aggiungiamo oggi il nome di Giovanni Tizian, giornalista freelance, dal 2010 firma di punta di Narcomafie.

Conoscemmo Giovanni nell’autunno del 2009, quando contattò la redazione a seguito della lettura di un approfondito dossier su Modena da noi pubblicato nel giugno di quell’anno. “Finalmente qualcuno che porta la questione mafia in Emilia-Romagna su pagine nazionali. Io avrei molto da scrivere”, mi disse. Giovanni in effetti si occupava delle infiltrazioni della criminalità organizzata nella regione già dal 2006, quando iniziò a collaborare con la Gazzetta di Modena e a seguire meticolosamente tutte le operazioni che portavano alla scoperta di interessi della ‘ndrangheta, della camorra e di Cosa nostra nel territorio.

Un interesse per la materia dovuto non solo a un innato senso di giustizia e di senso civico, ma a una dolorosissima vicenda personale

E’ una storia letteraria, quella di Giovanni, che non nasce giornalista per amore del mestiere in sé e per sé, ma per ricucire una ferita che lo ha segnato per la vita.
Aveva appena sette anni (pochi, ma abbastanza per capire tutto) quando la ‘ndrangheta gli strappò via il padre Giuseppe, “funzionario integerrimo” di banca, come lo hanno definito gli inquirenti che hanno investigato sul suo assassinio. Giuseppe Tizian venne ucciso a Locri, a colpi di lupara, la sera del 23 ottobre del 1989, proprio mentre stava tornando dal suo bambino. Le indagini non hanno prodotto un verdetto finale, ma l’ipotesi è che si fosse opposto a manovre bancarie non ortodosse che un clan ‘ndranghetista pretendeva. Aveva 36 anni Giuseppe Tizian, e semplicemente faceva bene il suo lavoro. La sua storia si può leggere in “Dimenticati” (Castelvecchi 2010), un bellissimo libro di Danilo Chirico e Alessio Magro, giornalisti con la schiena dritta e animatori dell’associazione DaSud, di cui lo stesso Tizian fa parte e che in suo sostegno ha lanciato oggi la campagna “Io mi chiamo Giovanni Tizian”.

Anche Giovanni, come suo padre, fa bene il suo mestiere. In questi anni per Narcomafie ha firmato inchieste dettagliatissime, ed è stato capace di  quel passo in più che solo i veri giornalisti investigativi sanno fare. Non appiattirsi sulle ordinanze delle forze dell’Ordine, ma studiarle in ogni riga e memorizzarle, riuscendo poi a incrociare nomi e fatti anche lontani nel tempo. Come il padre, anche lui oggi è costretto a pagare il conto per quello che in un paese normale dovrebbe invece essere l’ordinarietà.

Non ci siamo fatti intimidire dalle querele che ci hanno coinvolti per quei suoi lavori, e siamo andati avanti a documentare fenomeni criminali sempre più pervasivi (nell’edilizia, nel mercato dei trasporti, nella filiera agroalimentare).

Nel suo libro appena uscito, “Gotica.’ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea” (Round Robin 2011), Giovanni ringrazia Narcomafie per tutta la libertà concessagli. Uno spazio che con piena fiducia gli abbiamo affidato e che continueremo a dargli.

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Le inchieste di Giovanni Tizian:
Concorrenti sleali
Mafie di pianura
Soffocati

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10 commenti
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  1. a Giovanni lo conosco,o meglio lo ricordo da quand’eravamo piccoli.siamo paesani e andavamo agli scouts insieme.ricordo benissimo l’accaduto.era piccolino.adesso è un uomo gli faccio un enorme in bocca al lupo,dicendogli:carissimo Giovanni,sono fiera di averti come paesano,continua così e che la mafia non abbia mai effetti negativi su di noi.

  2. Mi chiamo Umberto ; ce ne fossero giornalisti di tale caratura ! Credo che invece siano comunque sempre troppo pochi quelli tipo Giovanni, talmente ” Franchi ” da dover vivere sotto scorta….. La gran parte dei ” giornalai ” che io conosco ( senza offesa per gli Edicolanti ! ) credo andrebbe annoverata tra coloro NON idonei a vivere sotto scorta , bensì , NELLA SPORTA del supermercato……
    ( Ho controllato meglio sulla patente : mi chiamo Giovanni Tizian !….. )

  3. Grande solidarietà e un grande abbraccio a Giovanni.
    Una mamma lombarda.

  4. grazie a Giovanni Tizian per il suo lavoro e la sua caparbietà che ricodano a tutti gli aspiranti giornalisti cosa significa fare davvero questo mestiere!

  5. Solidarietà ed affetto a chi fa il proprio dovere di giornalista vero … nonostante tutto!

  6. Giovanni, finchè al mondo ci saranno persone come te, io posso sperare in un mondo migliore. Grazie!!

  7. […] Con questo posto esprimo tutta la mia solidarietà a Giovanni Tizian, giornalista (precario) di Modena. Il collaboratore della rivista “Narcomafie”, per le sue inchieste sulle infiltrazioni della criminalità in Emilia Romagna, si trova a vivere sotto scorta (qui l’articolo di “Narcomafie” Io mi chiamo Giovanni Tizian, e faccio il giornalista). […]

  8. il lavoro di questo ragazzo segna la linea di confine tra i Giornalisti ed i “giornalai” , quest’ ultimi intesi non come edicolanti (ai quale va tt il mio rispetto), bensì come pennivendoli, le mignotte della carta stampata che da sempre affollano i salotti buoni (mediatici e non) di questo Paese. Bravo Giuva, chapeau

  9. Solo una madre che da otto anni porta avanti la “croce” di un procedimento che “non s’avea da fare”-proprio come il rito nuziale dei Promessi sposi- e la cui sentenza impugnata ed inviata d’ufficio in Cassazione è stata “annullata senza rinvìo” perchè il giudice “non si fa carico” di tutte quelle prove documentate agli atti in merito alle “modifiche ed alterazioni dei luoghi” -illegali ed abusive- eseguite in maniera difforme dal progetto come da Concessione, e che da perizie d’ufficio furono “nesso causale”
    con un tragico evento: un incidente stradale che provocò la morte di tre giovani vite-uno dei quali era mio figlio, può capire quale sia il “pathos” – sofferenza, patimento\ dolore\ passione, ma anche tenacia- che guida chi cerca ” quel fresco profumo di verità che si oppone al puzzo del compromesso morale”.
    Coraggio, Giovanni: chi percorre la strada della legalità per il “bene comune” sa di aver scelto la giusta via, insidiosa e piena di asperità, ma sa di operare per un buon fine.
    Un abbraccio materno. maria rosaria

  10. Da parte mia, solidarietà e affetto grande a Giovanni Tizian , che con il suo lavoro coraggioso e rigoroso onora la professione del giornalista.

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