Vincenzo Giglio, giudice e mafioso? Era esponente di ‘magistratura democratica’, ora agli arresti
30 nov 2011 | Categoria: news
Magistrato e mafioso, come un Giano bifronte. Accusa che ha dell’incredibile ma, se hanno ragione gli inquirenti milanesi, il tesoriere della ‘ndrangheta lombarda era proprio lui: Vincenzo Giglio, 51 anni, presidente anche di Corte d’Assise, esponente di spicco della corrente di sinistra di «Magistratura democratica», docente di diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria. Uomo e magistrato rispettato e impegnato sul fronte dell’antimafia. Anche per questo l’accusa è un macigno: favoreggiamento. Il procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini e i sostituti procuratori Paolo Storari e Alessandra Dolci gli contestano non il reato di concorso esterno nell’associazione a delinquere di stampo mafioso, ma le ipotesi di reato di «corruzione» e di «favoreggiamento personale» di un esponente del clan Lampada, con l’aggravante (articolo 7 del decreto legge 152/1991) di aver commesso questi reati «al fine di agevolare le attività» della ’ndrangheta. Vincenzo Giglio è stato arrestato in una inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano con l’accusa di aver agevolato proprio la ’ndrangheta nella sua veste di presidente della sezione «Misure di prevenzione» del Tribunale di Reggio Calabria.
Come scrive Luigi Ferrarella sulle colonne del Corriere della Sera, il ruolo di Giglio era particolarmente delicato. “In ogni Tribunale, la Sezione Misure di Prevenzione è una delle più delicate perché da lì passano le richieste della Procura di sequestrare beni allo scopo di evitare la commissione di reati da parte di soggetti considerati socialmente pericolosi – spiega Ferrarella - l’applicazione di queste misure patrimoniali prescinde dal fatto che sia stato commesso un reato, ma può giustificarsi già solo con la semplice esistenza di un indizio a carico del soggetto”. E c’era la firma di Giglio in calce ai provvedimenti con la quale la sezione di Tribunale da lui presieduta a Reggio Calabria accoglieva le richieste dei pm di sequestro di 330 milioni di euro al re dei videopoker Giaocchino Campolo, di 190 milioni di euro (comprese due squadre di calcio) alla cosca Pesce, di 150 milioni di euro alla ’ndrina dei Rumbo-Galea-Figliomeni legata ai Commisso.
Nella stessa inchiesta, di cui in queste ore è in corso l’esecuzione di alcuni provvedimenti cautelari, sono stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa Giuseppe Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista «Pdl-Berlusconi per Scopelliti», la cui campagna elettorale era stata trascinata nientemeno che da Gianni Alemanno, e l’avvocato Vincenzo Minasi, difensore fra gli altri di Maria Valle, la giovane figlia del patriarca (Francesco) della famiglia, della quale tempo fa aveva ottenuto l’annullamento dell’arresto in Cassazione. I Valle sono stati colpiti da numerosi arresti nel corso di questa operazione che sembra aver riportato in manette anche la stessa Maria, precedentemente scagionata dall’avvocato Minasi. L’inchiesta ha portato stamane anche ad arresti meno eccellenti tra cui un medico reggino Vincenzo Giglio, omonimo del magistrato, accusato però di associazione mafiosa.















[...] 30-11-2011, Narcomafie, Reggio Calabria, “Vincenzo Giglio, giudice e mafioso? Era esponente di ‘magistratura democratica’, ora agli arresti” (leggi qui) [...]
[...] dall’ascolto di una conversazione telefonica del 3 aprile 2008 in cui Lampada parla con Vincenzo Giglio, il medico e cugino omonimo del magistrato calabrese arrestato il 30 novembre scorso. Alemanno, che è stato ascoltato semplicemente come persona informata dei fatti, non conta molto [...]