Le mani sulla capitale: mafia cinese, camorra, ‘ndrangheta
13 ott 2011 | Categoria: news
La ‘ndrangheta investe i suoi capitali illeciti in attività commerciali nel centro di Roma. La camorra si è alleata con la mafia cinese, condiziona il mercato immobiliare all’Esquilino ed è “leader” nel traffico dei prodotti contraffatti. Gli investimenti mafiosi sono saliti di livello. E la droga, il controllo dello spaccio, è il terreno sul quale si confrontano piccole bande di spacciatori che sparano, gambizzano e uccidono. È inquietante il quadro della criminalità a Roma illustrato da Giuseppe Pisanu, presidente della commissione antimafia. I clan stanno allungando le loro mani sulla capitale e la loro influenza e i loro traffici sono stati descritti ieri durante l’audizione del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro.
A preoccupare non ci sono solo i 27 omicidi da gennaio ad agosto (cifra che il prefetto considera “nella media”) ma, piuttosto, l’affermarsi di “una imprenditorialità mafiosa, costituita da gruppi di professionisti che, in cambio di favori o di altra utilità, curano gli interessi delle cosche”. Per Pecoraro, si tratta di “soggetti, magari di basso profilo criminale per gli investigatori, ma di non trascurabile spessore per le rispettive organizzazioni”. La capitale, insomma, appare come “lo snodo essenziale di affari leciti e illeciti”, con le organizzazioni criminali che “acquisiscono, anche a prezzi fuori mercato, immobili, società e attività commerciali nelle quali impiegano i capitali illecitamente acquisiti”.
Non esiste, secondo il prefetto, un vero e proprio controllo del territorio ma anche a Roma, soprattutto in alcune aree, sono presenti “referenti delle principali famiglie mafiose, camorristiche e della ‘ndrangheta”. Nessun leader, nessuno che detiene il monopolio delle attività criminali: è anche questo il motivo che, sostiene Pecoraro, “incoraggia alcune neo costituite strutture nel ridisegnare in proprio favore equilibri e poteri. I vuoti vengono colmati da una nuova generazione di criminali violenti, meno riflessivi, più inclini all’esercizio della forza che alla mediazione”. In sintesi: “Viene usata la pistola laddove una volta si usava la scazzottata o il coltello”. Si uccide per la droga, dunque e non perché dietro si muove la criminalità organizzata. Per quanto non manchino le ombre su diversi omicidi avvenuti a Roma e tuttora irrisolti.
Un quadro in cui non manca il fenomeno dell’usura (in aumento nonostante le poche denunce) e che rappresenta un allarme importante. Walter Veltroni, ex sindaco di Roma e membro della commissione antimafia, si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “La campagna strumentale sulla sicurezza oggi si capovolge addosso a chi la usò per fini elettorali, anche andando sul luogo di un delitto efferato”.
Fonte: Ansa, Asca, la Repubblica














