Angelo Vassallo, le troppe domande senza risposta

9 set 2011 | Categoria: articoli, opinioni
di Peppe Ruggiero

Un mare cristallino, le viuzze del centro storico, bar e ristoranti affollati. Sul porto ogni mattina i pescatori lavorano con le reti dopo l’ennesima nottata in mare. Che bella Acciaroli. Un’altra estate è trascorsa. Diversa da tutte le altre. La prima senza il sindaco pescatore. Un anno dall’omicidio di Angelo Vassallo. Trecentosessantacinque giorni da quel 4 settembre che ha cambiato la vita di questo piccolo borgo di pescatori. Un anno trascorso in attesa di verità e giustizia. Tante inchieste, tante supposizioni, tante piste, ma ancora nessun colpevole. «Uno, nessuno e centomila», avrebbe detto Pirandello. Camminando sul porto, salendo a Pollica, prendendo un caffè guardando il tramonto: tutto è di una bellezza commovente. Che ti prende dentro. In questi pochi giorni trascorsi nel paese di Angelo mi sono venuti in mente tanti ricordi, tante chiacchierate, ma, soprattutto, dall’assenza di Angelo ho capito come quella “normale” attività amministrativa sia diventata una traccia e una testimonianza radicata che neanche il sindaco pescatore si poteva immaginare. Ritornare ed ascoltare le parole del nuovo sindaco Stefano Pisani, dei suoi collaboratori, del figlio Antonio ancora una volta ho avuto forte la conferma di come sia distante la politica, i partiti dal paese reale, dalle esigenze e dai bisogni del territorio e dei cittadini. Anche Angelo Vassallo ha pagato sotto altra forma, sotto altra modalità le ragioni della malapolitica. Quelle dove le scelte, le nomine e le candidature regionali, nazionali erano altre, dove sui posti più alti salgono i più fedeli, le più “carine”, non certo i più capaci. Da questa politica di “nani e ballerine” Vassallo si teneva bene alla larga. Ancora non riesco a spiegarmi quella mancata risposta alla richiesta dei suoi collaboratori di considerare una possibile candidatura di Vassallo per le elezioni politiche del 2006. E non voglio e non posso credere che l’unica risposta sia stata quella di chiedere il suo curriculum e il suo book fotografico. Sarebbe deludente. E avvilente. Una delusione chiara anche nelle parole di Antonio, figlio di Angelo, che a un’inaugurazione di un circolo del Pd a Pastena, quartiere di Salerno, così si rivolse ai politici presenti: «Mio padre è stato come un pittore: dopo la sua morte i suoi quadri hanno acquistato valore. Mi chiedo però perché, se mio padre valeva così tanto, non ha ricoperto ruoli più importanti nel partito?». «Perché non gli avete dato più spazio? Poteva dare una mano a questa Regione in cui i buoni politici scarseggiano e invece l’avete scoperto solo quando ormai era troppo tardi». Ce lo chiediamo ancora oggi in tanti. Angelo Vassallo aveva un progetto semplice: mostrare un volto del Mezzogiorno sereno e pulito, poter dire a tutti con orgoglio “benvenuti ad Acciaroli”. Esempio concreto di un sud, di un Belpaese che punta sulla crescita sana del proprio territorio, che si spende per valorizzare l’identità locale, che capitalizza il mare, la bellezza, la natura. Angelo, Pollica, Acciaroli, Pioppi sono simboli di quel Sud, di un paese migliore che esiste e può continuare ad esistere. Un modello da seguire e non certo da abbandonare. Da continuare a raccontare. A distanza di un anno è sempre vivo il ricordo, la memoria del sindaco pescatore, di un cittadino normale, di un amministratore che faceva politica con passione, perseveranza e coraggio. Qualità che mancano a molti amministratori della nostra Italia, del nostro Sud, della nostra regione. E, ahimè, manca alla classe politica capace di isolare da vivo un bravo amministratore per ricordarsene e apprezzarlo dopo che è morto. Una morte che non riesce a trovare un colpevole. Tante piste, mai nessuna conferma. Una prima ipotesi era rivolta verso un gruppo di giovani sbandati, composto non solo da cilentani o salernitani. Ma anche da napoletani dei quartieri Scampia e Chiaiano. Ragazzi uniti da un interesse comune: la droga. Quello smercio di sostanze stupefacenti che, proprio nell’estate del 2010 ad Acciaroli, incominciò a preoccupare Vassallo tanto da spingerlo a sfidare personalmente gli spacciatori presenti sul molo della località turistica o in alcuni locali del porto.
Negli ultimi mesi una nuova pista porta a Roma. Un legame tra l’efferato delitto del primo cittadino pescatore e una donna vigile urbano arrestata per duplice omicidio in provincia di Roma nell’ambito di una guerra per droga. Quella donna è figlia di un alto ufficiale dei carabinieri che, secondo gli inquirenti, aveva avuto in passato contrasti con Vassallo. Mentre si indaga pure sulla richiesta di concessione per la realizzazione di uno stabilimento balneare ad Acciaroli fatta da persone vicine alla famiglia della vigilessa e respinta dal sindaco ucciso. Spesso Angelo mi raccontava la sua vita in barca, la nostalgia per il mare aperto e la pesca. E dietro i suoi racconti si nascondevano le metafore della vita reale. «Da pescatore e ia sapè che quando si tira la rete si prendono pesci di qualità, ma anche “mazzame”. E ricordati che la “mazzame”, è la cosa peggiore, che porta i forestieri che portano guai”. Ad oggi ancora non si sa chi siano gli assassini di Vassallo, forse non c’entra la camorra, forse era semplicemente un “cittadino scomodo” per dei balordi che lui aveva cacciato davanti ai locali del porto, quella “mazzame” che i pescatori ributtano a mare.

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