Beni sequestrati a imprenditore palermitano
17 giu 2011 | Categoria: news
La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha sequestrato all’imprenditore Giuseppe Bordonaro, 52 anni, beni mobili e immobili, quote e beni aziendali di varie società, macchine di grossa cilindrata, una imbarcazione da diporto e denaro per un valore complessivo di tredici milioni di euro.
L’imprenditore, proprietario di una cava e coinvolto in passato nel sistema dell’illecita aggiudicazione degli appalti, era stato condannato con sentenza della Corte d’Appello di Palermo del 2003, divenuta definitiva il 12/04/2007, a 4 anni e 6 mesi di reclusione per associazione di tipo mafioso, per tanto aveva ceduto una serie di proprietà che continuava a gestire attraverso prestanomi.
Le imprese, oggetto di liquidazione o scioglimento, in realtà sono state nuovamente costituite con il medesimo oggetto sociale, ma con la proprietà in capo ai fratelli Pietro e Benito, immuni da pregiudizi penali.
Contemporaneamente al padre, Salvatore Bordonaro, Giuseppe aveva anche ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal Gip presso il Tribunale di Palermo, perché ritenuti responsabili, insieme ad altri, del delitto di associazione di tipo mafioso, finalizzata alla turbativa d’asta. Secondo quanto emerso dalle indagini l’imprenditore, che da anni opera nel settore della gestione delle cave di pietra, avrebbe beneficiato della sua appartenenza a Cosa nostra per consolidare la posizione delle sue aziende sul mercato, e nello strategico settore degli appalti.
Un contributo importante alle indagini è arrivato dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia che lo indicano come partecipe al cosiddetto “metodo Siino” in base al quale, così come evidenziato nel processo denominato “mafia e appalti”, Cosa nostra controllava il sistema di aggiudicazione degli appalti, a mezzo di un “tavolino tecnico”, del quale facevano parte imprenditori, politici e mafiosi, e che era diretto dal boss Angelo Siino, conosciuto come il “ministro dei lavori pubblici” di Cosa nostra. Per questo, in passato, il gip di Palermo aveva disposto la custodia cautelare dell’imprenditore.
Secondo gli inquirenti “il vincolo associativo che lega la famiglia Bordonaro a Cosa nostra lo si rileva, anche, dal contenuto di un “’pizzino”, rinvenuto in data 5/11/2007 nella disponibilità dei boss Lo Piccolo, riferibile a dei lavori in subappalto effettuati a Punta Raisi (Palermo), dove si legge testualmente “Bordonaro – Palermo – tu sai chi è”.
(m.imp)














