Gomorra perde il suo re, arrestato Antonio Iovine

18 nov 2010 | Categoria: news, prima pagina

Antonio Iovine, classe 1964, da quattordici anni latitante. Una latitanza terminata con un blitz di appena tre minuti da parte della Squadra Mobile di Napoli che lo ha arrestato a Casal di Principe, ad appena un chilometro da casa sua, ospite di un muratore incensurato, Marco Borrata, ora indagato come fiancheggiatore. Iovine, detto O’ninno, nato a San Cipriano d’Aversa, nel casertano, era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi stilata dal Viminale, una lista in cui figurano ancora Matteo Messina Denaro, numero uno di Cosa Nostra, e Michele Zagaria, l’altro diarca dei Casalesi. Con Zagaria Iovine ha diretto gli affari criminali del clan, anzi, ne rappresentava l’innovatore, capace di esportarne gli affari anche in basso Lazio, Emilia, Toscana e Lombardia, fino all’Europa. Tramite una fitta rete di affiliati presenti su tutto il territorio e anche in amministrazioni pubbliche, Iovine riusciva sempre a essere informato su appalti e affari in cui potersi infiltrare. Il suo fiore all’occhiello erano la spazzatura e il traffico di rifiuti tossici e ciò gli valse il nomigliolo di “ministro della Mondezza”.

Iovine salì al trono dei Casalesi nel 1998 dopo l’arresto di Francesco Schiavone, detto Sandokan per una vaga somiglianza con Kabir Bedi, l’attore dell’omonima fiction televisiva. Iovine e Schiavone oltre a formali patti criminali si unirono tra loro anche con numerosi matrimoni e fidanzamenti interfamiliari tra figli e nipoti dei due boss.Il sodalizio con Zagaria si affermò durante il potere di Schiavone, i due ‘delfini’ del boss strinsero la loro alleanza sotto l’ombrello di Sandokan e ne raccolsero il potere dopo il suo arresto. Zagaria è anch’egli originario di San Cipriano – il centro nel quale nel 1988 venne assaltata la caserma dei carabinieri perché i militari avevano avuto “l’ardire” di arrestare un ragazzo durante la festa patronale –, comune collegato a Casal di Principe e Casapesenna senza soluzione di continuità, tanto che negli anni Trenta si fece un solo Comune: Albanova. 

“L’arresto di Iovine ha mutilato la diarchia dei Casalesi: gli effetti dell’arresto si vedranno solo con il passare del tempo – ha spiegato il procuratore capo di Napoli, Giandomenico Lepore – ma questo è un giorno felice anche perché l’operazione dimostra che forze dell’ordine e Dda di Napoli riescono a ottenere importanti risultati sul territorio”. Una felicità che è esplosa anche alla Questura di Napoli quando ieri, alle 16,48, Antonio Iovine è stato catturato. Il boss è stato fatto salire al secondo piano dai garage, mentre applausi e urla di soddisfazione da parte dei poliziotti risuonavano nei corridoi. Qualcuno applaudiva anche dalle finestre. 

Un successo di quella “antimafia dei fatti” che il ministro degli Interni, Roberto Maroni, contrappone alla “antimafia delle polemiche” di Saviano, il giornalista autore di ‘Gomorra’, la celebre journalistic novel che ha fatto conoscere all’Italia e al mondo la camorra dei Casalesi. Saviano, dal canto suo, afferma: “Sono quattordici anni che aspetto questo giorno” e non menziona la querelle sulla ‘Ndrangheta in Lombardia che lo ha opposto nei giorni scorsi al ministro Maroni.

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