La mafia è servita
20 set 2010 | Categoria: recensioni
Latte, farina, uova… anche un’innocua lista della spesa può nascondere un amaro retrogusto di camorra. Con buona pace delle italiche genti che della loro tradizione enogastronomica menano vanto in tutto il mondo. Verrebbe da dire: non ci resta che il mandolino.
A denunciare la possibile presenza dall’ingrediente segreto delle mafie nei nostri piatti è Peppe Ruggiero, autore per Verdenero de L’ultima cena. A tavola con i boss, un libro-inchiesta originale e coraggioso, che passa a setaccio indagini della magistratura e testimonianze di pentiti per scodellarci un ritratto inedito del cibo del Belpaese, fiore all’occhiello del made in Italy.
Dall’antipasto al dolce, non c’è portata su cui la criminalità organizzata non abbia provato almeno una volta ad allungare le mani, anzi la forchetta. Imponendo marchi e prodotti “amici” o inquinando le tavole con i frutti avvelenati delle sue aziende. I clan seguono il cibo in ogni sua fase, dalla produzione alla distribuzione e vendita, fino alla ristorazione, ospiti ingombranti anche dei luoghi della tradizione, come quel mercato del pesce di Napoli, a Porta Nolana, dove «ogni napoletano che si rispetti, almeno una volta, ha trascorso la notte tra il 23 e il 24 dicembre». Un groviglio di bancarelle dove manca pure l’acqua potabile e il pesce “puzza di camorra”.
Non è facile infrangere un tabù come quello che riguarda le nostre specialità culinarie e le “eccellenze” alimentari esportate in tutto il mondo. Che pure esistono e nutrono un giro d’affari che dà lavoro a intere regioni. ll solo business della mozzarella di bufala somma più di 300 milioni di fatturato l’anno, con il coinvolgimento di oltre 1.900 allevamenti, 250mila capi di bestiame, 3mila imprenditori e 370 caseifici. Eppure le inchieste parlano chiaro. Per il solo “oro bianco” campano, dal 2002 ad oggi, si sono registrati almeno uno scandalo all’anno. Ed è accertato che anche le “eccellenze”, quando sono made in camorra, possono finire gonfiate con l’aggiunta di acqua ossigenata o sbiancate con la calce. Quindi, meglio sapere. Anche se il boccone è amaro. Non ci si può solo turare il naso di fronte alle 22mila tonnellate di burro adulterato, prodotto da imprenditori vicini al clan dei casalesi, composte per un quarto della loro massa da scarti di macellazione, ossa, interiora e sostanze altamente dannose per il fegato. Nessuno lo ricorda, ma quei panetti bianchi sono entrati nel mercato. È meglio sapere che i 3mila panifici abusivi, che cuociono sfilatini, panini e pizzette della criminalità organizzata campana, bruciano la legna tossica delle bare mezze marce smaltite dal cimitero di Poggioreale. O che il 30% del mercato di frutti di mare venduti in provincia di Napoli è illegale e attenzionato dalla camorra. E, last but not least, chiedersi che fine hanno fatto le carni dei bovini malati di “Sandokan”, Schiavone, o dei cavalli dopati per le gare di malavita.
Quegli stessi boss che si fanno catturare con le mani in pasta, perché non sanno rinunciare ai manicaretti della tradizione neanche quando sono all’estero o in latitanza, ci propinano veleni di ogni sorta, ammalando campi, animali, mercati, tasche e salute.
Ma allora che fare? Per «non limitarsi a incrociare le dita ogni volta che facciamo la spesa», come scrive Luigi Ciotti in prefazione, «esiste già un’alternativa». Sta nei prodotti coltivati e confezionati dalle cooperative che lavorano sui terreni confiscati alla mafia, usando metodi biologici e criteri economici rispettosi di lavoratori e consumatori. Pomodori, pasta, vino e decine di altre primizie ormai disponibili su tutto il territorio nazionale. Ruggiero ne fa gli ingredienti delle ricette proposte a chiusura del libro, consolazione dei palati dopo una lettura tanto indigesta.
Ma non è tutto. Presentando i “prodotti della legalità” l’autore non si limita a suggerire, nell’immediato, l’acquisto di alimenti di origine antimafiosa certificata. Traccia infatti una prospettiva enogastronomica, ma più in generale economica e culturale, “pulita”, che con le cooperative ha già mosso i suoi primi passi e che può ancora crescere e ampliarsi. A meno di voler continuare ad aggiungere ogni sera un posto a tavola, per i boss, e pasteggiare ad occhi – e naso – chiusi, al suono svagato di mille mandolini.
Peppe Ruggiero, L’ultima cena. A tavola con i boss, Verdenero 2010, p. 184 – 14,00 euro














