Rapporto Ecomafia 2010. Traffici illeciti
1 giu 2010 | Categoria: articoliTraffici illeciti, dalle indagini alle sentenze
Moltissime le indagini che meriterebbero almeno una citazione. Dovendo scegliere, vale la pena evidenziarne alcune che ben rappresentano l’insieme delle vicende raccontate nelle pagine di questo Rapporto: l’operazione “Giudizio finale”, condotta dalla procura di Napoli (sostituto procuratore Maria Cristina Ribera), che ha portato all’arresto di esponenti del clan Mazzacane di Marcianise, titolari di monopoli imprenditoriali nella gestione dei rifiuti; il disastro ambientale emerso con l’operazione “Regi Lagni”, condotta dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, vero e proprio avamposto della lotta all’ecomafia; l’inchiesta “Leucopetra”, realizzata dal Corpo forestale dello Stato su delega della procura di Reggio Calabria, che ha portato alla scoperta dello smaltimento illecito di 100 mila tonnellate di rifiuti prodotti dalla centrale a carbone di Brindisi; l’operazione “Golden Rubbish”, eseguita dal Comando tutela ambiente dell’Arma dei Carabinieri, nata a Napoli e approdata alla procura di Grosseto, nella quale sono stati sequestrati ingenti quantitativi di rifiuti prodotti da multinazionali e gruppi industriali di primaria importanza; l’operazione “Laguna de Cerdos”, condotta dalla procura di Perugia e dal Noe, che ha portato all’arresto di 11 persone per lo smaltimento illecito dei reflui di 40 allevamenti industriali con 100 mila suini nei comuni di Bastia Umbra, Bettona e Cannara; l’operazione “Replay” della procura di Busto Arsizio, che ha visto finire in manette un personaggio legato al clan calabrese degli Onorato e già coinvolto in precedenti indagini per traffico illecito di rifiuti su scala nazionale; l’operazione “Serenissima”, segnalata anche nella Relazione della Direzione nazionale antimafia, condotta dalla procura di Padova, che ha riguardato traffici illeciti di rifiuti, anche pericolosi, fatti passare per merce e destinati in Cina.
Tra il 2009 e i primi mesi del 2010 sono arrivate anche due sentenze importanti, che hanno avuto come protagonisti sempre gli uffici giudiziari di Santa Maria Capua Vetere: quella di primo grado nei confronti di un noto e recidivo trafficante di rifiuti, condannato a sei anni di reclusione per disastro ambientale; gli ergastoli definitivi nel processo “Spartacus” per boss e gregari del clan dei Casalesi, il cui ruolo nell’avvelenamento della “Terra di lavoro” è emerso con chiarezza anche grazie a collaborazioni importanti, come quella di Emilio Di Caterino, detto “Emiliotto”. È lui ad aver descritto nei dettagli il ruolo di primo piano nel business dei rifiuti svolto da Michele Zagaria, ancora latitante, il “capo dei capi dell’ecomafia”.
Il 2009 è stato anche l’anno di una vera e propria “guerra dei rifiuti”, fatta da uno stillicidio di attentati incendiari, minacce, intimidazioni, persino omicidi collegati alla spartizione di un affare, quello della “monnezza”, che fa gola ai clan e non solo. Chi tocca i rifiuti brucia, dalla Campania alla Sicilia, dalla Calabria alla Puglia, dal Lazio alla Toscana, fino alla Lombardia. Vanno a fuoco, dolosamente, depositi di ecoballe e compattatori, cassonetti e magazzini di vestiti usati, come è avvenuto a Roma in un incendio che ha colpito una cooperativa sociale impegnata nell’attività di raccolta. Bruciano soprattutto impianti di rottamazione di auto.
È un segnale molto preciso degli interessi illeciti che si concentrano su questa filiera di rifiuti, fino allo smaltimento illegale di pneumatici, che nella “Terra dei fuochi”, a nord di Napoli, vengono dati alle fiamme per 50-100 euro a carico, meno della metà del prezzo legale di smaltimento.
- Il ciclo illegale dei rifiuti
- Calcestruzzo depotenziato e mattone illegale














