Rapporto Ecomafia 2010. Il ciclo illegale dei rifiuti
1 giu 2010 | Categoria: articoliIl ciclo illegale dei rifiuti
Proprio l’analisi di quanto è accaduto nel 2009 sul ciclo dei rifiuti consente di evidenziare un secondo e importante esempio positivo nel funzionamento delle nostre istituzioni. L’ottimo lavoro svolto in Italia dalle le strutture doganali, coordinate dall’Ufficio antifrode, ha contribuito alla decisione, assunta dall’Organizzazione mondiale delle dogane, di aprire finalmente una finestra sui traffici illeciti su scala globale. Si è svolta così nel 2009, tra la fine di marzo e la seconda settimana di maggio, l’operazione “Demeter”: 64 i paesi coinvolti nelle attività di controllo, in Europa, Africa e Sud Est asiatico; più di 30 mila le tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi finiti sotto sequestro. La ripresa su larga scala di questi traffici che riguardano plastica, carta, rottami ferrosi e soprattutto spazzatura elettronica, i cosiddetti e-waste, è una delle novità più significative nel Rapporto di quest’anno: crescono in Italia, in maniera esponenziale, i rifiuti sequestrati durante le operazioni di controllo doganale (7.400 tonnellate nel 2009, contro le 4.800 del 2008). E sotto osservazione sono, in particolare, i porti di Genova, Venezia, Napoli, Gioia Tauro e Taranto che movimentano il grosso dei container nel nostro paese. Una delle operazioni più interessanti, la “Video01”, relativa alla spedizione irregolare in Africa e Asia di rifiuti elettronici classificati come “apparecchiature funzionanti”, ha riguardato anche il porto di La Spezia, ben noto per le vicende passate relative alle cosiddette “navi dei veleni”.
Ritornando in Italia, i numeri relativi al ciclo illegale dei rifiuti confermano la gravità e l’estensione del fenomeno: al 10 aprile 2010, le inchieste relative ai traffici illeciti sono salite a quota 151, con 979 ordinanze di custodia cautelare (100 delle quali eseguite su richiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, e in particolare del pubblico ministero Donato Ceglie), 2.917 persone denunciate, 610 aziende coinvolte. Le procure che hanno indagato in questi anni sono 73, le regioni interessate 19 (unica eccezione la Val d’Aosta) e 13 gli stati esteri. A prescindere dalle inchieste vere e proprie, la classifica degli illeciti vede, anche in questo settore, la Campania in prima posizione, seguita da Puglia, Calabria e Sicilia. La Toscana si colloca al quinto posto mentre la prima regione del Nord per numero di reati è il Piemonte.
- Calcestruzzo depotenziato e mattone illegale














