La strana storia del sindaco Fioroni
10 mar 2010 | Categoria: archivio articoli, articoliStore
Questo numero della rivisita è disponibile per il download singolo o in abbonamento. Per acquistarlo è necessario essere registrati allo store. Accedi o registra un nuovo account!
Rifiuti nocivi e imprenditori in odor di mafia. Il silenzio, le pressioni e la denuncia di un sindaco coraggioso. Accade a Pero, in Lombardia, nel territorio che ospiterà l’Expo 2015
Dove c’era l’acqua ora c’è un enorme accumulo di rifiuti nocivi. Invisibile. Sepolto sotto uno spesso strato di terriccio. Negli anni il vecchio lago della cava Bossi di Pero (Mi) è stato riempito con 50 mila metri cubi di olii esausti e scarti inquinanti, fino a scomparire. Si pensa si tratti di una delle più grandi discariche abusive della Lombardia: in soldoni, almeno 15 milioni di euro di smaltimenti mai effettuati.
A vederla oggi, la cava, si fatica a trovare i segni di quanto è accaduto. La ditta accusata dello scempio, la Rna srl, che opera nel settore del movimento terra e dello smaltimento di rifiuti speciali, ha sede ancora lì, a pochi passi dalla discarica segreta. Spariti anche i sigilli posti dai carabinieri, è facile per la donna che si affaccia dalla finestra della ditta incriminata negare alle nostre domande che in quel luogo sia mai esistito alcuno specchio d’acqua. Eppure dietro i camion, sotto qualche metro di terra, si nascondono le prove di una storia che ancora pochi conoscono.
Una lenta scoperta. Siamo a Pero, comune a nord-ovest di Milano. Undicimila abitanti per 5 km quadrati. Uno dei luoghi più accessibili d’Italia, attraversato com’è da autostrade e vie di collegamento. Sul suo territorio sorge la Fiera di Milano e presto spunteranno anche i padiglioni dell’Expo 2015. Angela Fioroni ne è stata il sindaco per due mandati, dal 1997 al 2007. È merito suo se la discarica è stata individuata e se qualcuno ha scoperto, nel cuore della prospera Lombardia, di non essere del tutto a riparo da mafie e malaffare.
Tutto ha inizio nel marzo 2007. Il Comune di Pero ha già rigettato per tre volte la richiesta della società Rna srl di insediare nella cava Bossi un’attività di smaltimento rifiuti. Il motivo è semplice: l’area è sottoposta a vincoli paesaggistici e diventerà un parco pubblico. Ma questo non ferma gli amministratori della ditta, che cambiano strategia e si presentano attraverso una società consociata, la Globo Ambiente srl, direttamente alla Provincia, tentando di fare approvare il progetto attraverso una Conferenza di servizi. Per riuscirci è sufficiente che il giorno della convocazione non si presenti nessuno dei funzionari di Pero.
Il piano fallisce. L’ex sindaco Fioroni ricorda il succedersi di una serie di strani accadimenti. «La dirigente del settore Territorio del Comune mi segnalò che nessuno dei tecnici voleva presentarsi alla Conferenza di servizi – racconta –. Non solo, ma mi riferì che un consigliere di minoranza stava facendo pressioni sull’ufficio tecnico affinché la pratica della Globo Ambiente venisse approvata». Il consigliere in questione è attualmente un assessore della nuova giunta di Pero: il suo nome non è mai stato scritto nel registro degli indagati. «Ho chiesto agli uffici di predisporre un parere negativo, per partecipare io stessa all’incontro in Provincia ma incontrai resistenze anche di fronte a questa ipotesi. Evidentemente i funzionari erano in grande difficoltà».
I segnali sono inquietanti ma il sindaco non demorde e alla fine firma lei stessa il parere tecnico, riuscendo così a presenziare la riunione e impedire l’insediamento. Dopo l’incontro qualcuno della Rna srl telefonerà al responsabile Urbanistica del Comune, protestando contro il cattivo esito della seduta.|
“Solo terreno naturale, non contaminato”. L’episodio dà la stura ad una serie di accertamenti. La polizia locale di Pero certifica che la Rna srl è già operativa sul luogo della cava senza alcun permesso e Angela Fioroni, che intanto ha concluso il suo mandato, si rivolge alle forze dell’ordine per denunciare l’accaduto. Quel che succede nei mesi successivi è agli atti. Il 24 giugno 2008, i Carabinieri della Tenenza di Pero, supportati dal Nucleo operativo di Rho e dal Noe, sequestrano 70 mq della cava Bossi. Viene rinvenuta una gigantesca discarica abusiva di rifiuti nocivi. Olii minerali, guarnizioni, membrane per la coibentazione, pneumatici, autocarri e scarti non bonificati che sono stati smaltiti abusivamente sul letto di un lago, fino a saturarlo. «Solo terreno naturale non contaminato» replicano gli avvocati. I campionamenti rivelano invece una preoccupante concentrazione di idrocarburi, ferro e alluminio. I tre amministratori della Globo Ambiente srl e della Rna srl vengono accusati di aver realizzato, in concorso tra loro, un deposito illegale di rifiuti speciali e opere edilizie abusive in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. Indagato anche il responsabile dell’ufficio edilizia del comune di Pero, Aldo Santambrogio, per la mancata denuncia delle condotte illecite, di cui sarebbe dovuto essere a conoscenza per le sue attività d’ufficio.
Dici rifiuti, risponde camorra. Il sindaco aveva visto giusto: «Una ditta che si insedia abusivamente e un laghetto pieno di rifiuti. Tutto ha cominciato a diventarmi chiaro dopo la lettura del libro di Saviano, Gomorra, in particolare del capitolo sul Cemento». Dietro le ditte incriminate si muove una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Si tratta di Antonino Marras, supportato da sua moglie Natalina Taschin e da Alessandro Di Tolve, anche lui pregiudicato. Il sardo Marras è balzato agli onori delle cronache nell’ottobre del 2008, quando le sue ruspe furono bloccate a Milano poco prima dell’inizio dei lavori per la realizzazione del parcheggio sotterraneo di Piazza Meda. Marras si era aggiudicato un subappalto della Codelfa di Marcellino Gavio, ma venne squalificato dall’affare da un’informativa del prefetto di Como che parlava di «contiguità della società con ambienti criminali» e di rischio di infiltrazione mafiosa. Lui si difese, sostenendo che nei suoi precedenti non c’è traccia di reati associativi di stampo mafioso. Ma il suo curriculum non gli è d’aiuto. Tra precedenti e notizie di reato compaiono tentato omicidio volontario, sequestro di persona a scopo di rapina, porto abusivo d’armi, furto, rapina, associazione a delinquere e ricettazione. Fonti giornalistiche riferiscono di un dossier della Dia e di altri documenti giudiziari che lo definiscono un «pericoloso esponente della malavita organizzata operante nella provincia di Milano» in contatto con ambienti camorristici. Per i fatti di Pero e della discarica, Marras è ancora sotto processo mentre la moglie e Di Tolve hanno optato per lo sconto di pena, concludendo la loro avventura giudiziaria con le sentenze di patteggiamento dell’ottobre 2009. La strada che pare abbia scelto anche il tecnico comunale.
L’attentato. La storia non finisce qui. La ditta denuncia l’ex sindaco per diffamazione a mezzo stampa: «Solo una forma di intimidazione» dice lei. Nella primavera del 2009, ignoti lanciano due bottiglie incendiarie contro la sua l’abitazione. Non fanno un gran danno, ma il messaggio arriva forte e chiaro: è questa la punizione per chi non sta zitto. Anche a Pero, Milano.
I cittadini scendono in strada in segno di solidarietà al loro ex sindaco, ma non sono tutti. Qualcuno ha messo in giro la malevola diceria che vuole le bottiglie destinate non a lei, ma al marito architetto. «Questa storia mi ha insegnato molto – racconta Angela Fioroni – . Fino a che non ho visto accadere certe cose sotto i miei occhi, credevo che a Milano e in Lombardia esistesse solo la mafia finanziaria». Invece nel Rhodese la mafia, la ’ndrangheta in particolare, c’è e si fa sentire. «Di casi come quelli di Pero, ce ne saranno diversi in questo territorio, anche se non li conosciamo», sospettano gli inquirenti. Le famiglie Gallace, Novella e Mandalari vivono in questi comuni da tempo e segnali inquietanti, come l’omicidio di Carmine Novella nel 2008, indicano una violenta riorganizzazione delle cosche sul territorio.
Nel Rhodese altri sindaci sono stati vittime di intimidazioni. È toccato al sindaco di Cornaredo, Pompilio Crivellone, più volte minacciato di morte durante l’estate del 2007, e il sindaco di Pogliano, Stefano Lucchini, cui negli stessi mesi sono state recapitate delle pallottole. E ancora il sindaco di Lainate, cui hanno sparato contro il garage.
Eppure su quelle storie nulla è stato scoperto. Il coraggio di Angela Fioroni che, con pochi elementi in mano, è andata da carabinieri e magistrati a fare nomi e cognomi, resta tutt’oggi un’eccezione. «Io dico che con la mafia non si può stare nel mezzo, o sei contro o sei dalla sua parte».














