Mafia e politica: occorre più rigore da parte di tutti
10 ott 2009 | Categoria: archivio articoli, articoliStore
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“È essenziale un’azione preventiva e rigorosa dei partiti nel selezionare classi dirigenti consapevoli e affidabili sotto il profilo della legalità e dell’azione amministrativa. Destra e sinistra osservino quindi un tacito “protocollo” per eliminare, o comunque ridimensionare, il condizionamento mafioso nelle politiche del territorio, autentico fattore di sottosviluppo e di mortificazione delle comunità locali e dell’Italia”
di Fabio Granata, deputato Pdl, vice presidente Commissione parlamentare antimafia
Il rapporto tra le mafie e la politica rappresenta non soltanto lo snodo centrale e strategico di ogni azione di contrasto alle associazioni criminali, ma per certi versi è il paradigma della specificità delle mafie, in particolar modo di Cosa nostra, nei confronti di altre forme di crimine organizzato. Indimenticabili restano, per chiarire questo elemento essenziale delle mafie, le parole di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino quando individuavano nel rapporto particolare con la politica e nella pervasività della mafia nell’economia e nella società, la “cifra” che caratterizzava questo fenomeno come originale e allo stesso tempo non affrontabile, con qualche possibilità di successo, esclusivamente attraverso la repressione giudiziaria e l’azione delle forze di polizia.
Molte cose sono cambiate in Sicilia rispetto allo scenario precedente alle grandi stragi del ’92, poiché la classe politica, anche attraverso l’innovazione rappresentata dall’elezione diretta dei sindaci, è notevolmente migliorata nella qualità e nella consapevolezza antimafia, ma ancora oggi in vaste aree geografiche non soltanto meridionali le mafie hanno la necessità di tessere alleanze e rapporti all’interno delle istituzioni attraverso scelte, ovviamente mai ideologiche, ma di interlocuzione con chi governa soprattutto a livello territoriale. Diventa essenziale allora un’azione preventiva e rigorosa dei partiti nel selezionare classi dirigenti consapevoli e affidabili sotto il profilo della legalità e dell’azione amministrativa. Numerosi fatti di cronaca stanno lì a testimoniare che i tentativi, a volte ancora riusciti, di infiltrazione mafiosa della politica riguardano l’intero schieramento politico e mettono in discussione soprattutto la tenuta morale dei singoli e la scarsa considerazione che a volte gli organi centrali dei partiti hanno nei confronti di queste problematiche che invece rappresentano il cuore pulsante della possibilità di costruzione di dinamiche democratiche nel governo delle comunità.
Un altro fattore che mi sembra indispensabile riguarda la consapevolezza che legalità e trasparenza nei comportamenti rappresentano una precondizione della politica: per questo motivo i provvedimenti legislativi e politici di contrasto alle mafie, di vigilanza sull’economia e sulla circolazione del denaro, di controllo sugli enti territoriali e su settori strategici quali sanità, energia, urbanistica e lavori pubblici dovrebbero essere in cima ad una ideale agenda della politica che abbia della stessa una concezione legata al principio del “far bene cose di interesse comune”.
Gli sforzi quotidiani di magistratura e forze di polizia (costati troppi sacrifici umani di giudici e poliziotti), l’azione fondamentale della scuola dell’università e della cultura nel costruire un’Italia libera dal cancro delle mafie deve quindi diventare l’impegno prioritario delle classi dirigenti politiche della nazione, poiché solo su questo l’Italia potrà costruire un futuro all’altezza della straordinaria stratificazione storica e culturale che la caratterizza. Solo cosi l’Italia, per dirla con Paolo Borsellino, «diventerà bellissima».
Il Governo e il Parlamento hanno recentemente approvato importanti misure sul regime carcerario del 41 bis e su altri aspetti fondamentali dell’azione di contrasto alle mafie come nuovi e più agili strumenti per il sequestro e la confisca dei grandi patrimoni mafiosi. Nuove misure sono in discussione per contrastare efficacemente il riciclaggio del denaro e l’inquinamento mafioso dell’economia: si tratta di sforzi importanti ma che rischiano di essere fortemente ridimensionati qualora l’attenzione della politica nei confronti dei condizionamenti mafiosi su tasselli di governo del territorio sarà superficiale o comunque insufficiente. Destra e sinistra osservino quindi un tacito “protocollo” per eliminare, o comunque ridimensionare, il condizionamento mafioso nelle politiche del territorio, autentico fattore di sottosviluppo e di mortificazione delle comunità locali e dell’Italia: è una sfida fondamentale per il futuro della nazione.















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