L’informazione locale: tra naufragi e resistenze

10 set 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Roberta Mani e Roberto Salvatore Rossi

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Estratto dal  primo rapporto annuale di OSSIGENO PER L’INFORMAZIONE, l’Osservatorio di Fnsi e Odg a tutela dei giornalisti minacciati, fondato e diretto da Alberto Spampinato (consigliere nazionale della Fnsi e fratello di Giovanni, giornalista de “L’Ora” ucciso a Ragusa nel 1972), con la direzione scientifica di Angelo Agostini

Nonostante un mercato così povero, in cui il muro della non lettura continua a scoraggiare gli investimenti de «la Repubblica» e Rcs, si è provato comunque negli anni a corrodere alla «Gazzetta del Sud» un po’ di lettori, e soprattutto a creare una nuova readership in province lontane dalla sua area di influenza. Il «Giornale della Calabria», nato nel 1972 a Cosenza dal sodalizio fra l’industriale Nino Rovelli e il socialista cosentino Giacomo Mancini, già ministro della Sanità e, poi, dei Lavori Pubblici. Un tentativo fallito nel 1980, insieme al declino industriale del patron della chimica, e che tuttavia, grazie alla presenza di giornalisti capaci e di esperienza è riuscito ad introdurre alla professione decine di cronisti e ad inaugurare in Calabria il gusto e il metodo dell’interpretazione dei fatti e del commento, in antitesi alla pratica dell’«equilibrio» tipica della «Gazzetta». Nel 1984 ci prova Nino Doldo con «Oggi sud», quotidiano sostenuto dalla concessionaria de «la Repubblica», naufragato dopo pochi anni, privo di linearità politica e culturale, lontano dai bisogni informativi della società civile. Resiste ancora «Il Crotonese», storico e fortunato bisettimanale con un’area di diffusione molto limitata, fondato nel 1980 in un mercato da sempre lasciato sguarnito dalla «Gazzetta». Il 1999 è invece l’anno di nascita de «La Provincia Cosentina», sorta dall’amicizia del leader socialista, sindaco di Cosenza dal ’99 al 2002, anno della sua morte, e Pietro Citrigno, imprenditore con interessi nell’edilizia e nella sanità. Un’amicizia che non durerà molto, come la proprietà del giornale, che presto passerà di mano. Il giornale c’è ancora, ma è ben lontano dal progetto mai del tutto abbandonato di approdare in tutte le province. Poco incisivo è anche «Il Domani della Calabria» di Guido Talarico, accompagnato per breve tempo dalla concessionaria del «Corriere della Sera». Mosso nel ’98 con una rotativa propria a Catanzaro, il giornale guarda da subito al foglio milanese, rivolgendosi e schierandosi «a fianco di tutti coloro che ogni giorno si impegnano per produrre sviluppo». Lo stile un po’ troppo inglese e «alto» finisce per non agganciare gli interessi dei lettori. La rivoluzione arriva un anno dopo. La distribuzione – solo per un breve periodo – con la «Gazzetta dello Sport» e venture economiche con un gruppo proprietario di emittenti televisive, abbassa notevolmente la qualità della readership, ma non ne aumenta la quantità. Chi riuscirà invece ad espandersi e a vivacizzare seriamente il mercato editoriale sarà «Il Quotidiano di Cosenza e Provincia» che nel 1997, a due anni dalla nascita completa la regionalizzazione aprendo redazioni a Vibo Valentia e a Crotone, dopo aver inaugurato l’anno prima quelle di Catanzaro, Reggio Calabria e aver cambiato il nome della testata in «Quotidiano della Calabria». Il giornale, sin dalla nascita, ha avuto un rapporto privilegiato con «la Repubblica»: il fondatore, Pantaleone Sergi era inviato del quotidiano di Eugenio Scalfari; direttore longevo ne è stato Ennio Simeone, consulente Finegil, già direttore de «Il Tirreno»; la raccolta pubblicitaria, infine è affidata alla Manzoni. Al modello nazionale, d’altra parte, il quotidiano calabrese aveva guardato sin dall’inizio, nella sua prima fase, quella più vivace e genuina. Con la regionalizzazione, anche a seguito di una rinnovata veste grafica, il giornale mette la grisaglia, mentre la linea si affievolisce, perde di mordente. Proprio il mordente rimane la caratteristica principale dell’ultimo nato (marzo 2006), sempre vicino Cosenza, «Calabria Ora», diretto per un anno da Paride Leporace, ora da Paolo Pollichieni. Sulla strada aperta dal «Quotidiano», il giornale ha subito puntato ad acquistare una posizione di leadership nel panorama regionale aprendo redazioni in otto città. Sulla reputazione di «Calabria Ora», che non nasconde una matrice culturale di sinistra, pende l’oncia di un procedimento giudiziario ancora non definitivo nei confronti di uno degli editori, Pietro Citrigno, già proprietario de «La Provincia Cosentina», condannato in primo grado per usura a tre anni e dieci mesi dal tribunale di Cosenza. Il giornale rimane comunque il più «colorato» e vivace e, anche in virtù della necessità di corrodere lettori ai concorrenti, lascia abbastanza spazio e libertà alle nuove energie rappresentate dai redattori presenti nei territori: giovani innamorati della professione, consapevoli della responsabilità sociale, desiderosi di cambiamento, impegnati sul fronte della legalità.


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