Droghe naturali e nuove tendenze
10 giu 2004 | Categoria: archivio articoli, articoliStore
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Salvia divinorum e gocce energizzanti, ma anche cocktail di piante esotiche da consumare tra inalazioni d’ossigeno e sedute alla brain machine… La nuova frontiera dei discussi smart shop sono gli smart bar
Non solo gli smart shop italiani si moltiplicano di mese in mese, ma sono anche soggetti a veloci e significative evoluzioni e trasformazioni.
Due anni fa si contavano sulle dita di una mano, ora sono già almeno una sessantina; domani saranno ben di più: i punti-vendita tra l’altro si “clonano” – tanto all’interno di una stessa città quanto in località distanti tra loro – grazie ad oculate operazioni di franchising, con trasferimento ai nuovi negozi affiliati del marchio delle partite di merce e del know-how della “casa madre”.
L’Italia è approdata relativamente tardi all’esperienza rispetto a Paesi europei come l’Olanda, ma ha finito con l’allinearsi al quadro europeo, al quale oggi sembra volersi e potersi sottrarre con rigorosa caparbia solo l’ultraproibizionista Francia: oltralpe, una studentessa di un istituto superiore è stata di recente sospesa per alcuni giorni da scuola perché indossava un medaglione raffigurante una foglia di canapa.
Fusilli alla canapa La rapida crescita degli smart shop italiani è comunque scandita da nuove e precise tendenze: i titolari dei punti-vendita meglio organizzati, che sinora avevano venduto soprattutto prodotti d’importazione, hanno iniziato ad offrire ai clienti una propria linea di prodotti (gocce o bevande “energizzanti” o rilassanti, ad esempio), messi a punto con l’aiuto di laboratori specializzati.
Si comincia inoltre ad assistere alla nascita di veri e propri smart bar (si veda il primo caso torinese, box p. 14), la cui filosofia – con ovvie differenze a livello della tipologia dei prodotti in libera vendita – si avvicina molto a quella dei coffee-shop olandesi.
Il negozio si trasforma così in locale dove è possibile acquistare ma anche consumare i diversi prodotti, e nell’eventuale anticamera della discoteca o del rave. Questa radicale evoluzione, con le sue duplici valenze commerciali e sociali, si sposa tra l’altro bene con orari di apertura diversificati e molto elastici, che coprono ad esempio le serate del venerdì e del sabato. Anche la posizione stessa dei negozi è studiata con attenzione: essi sono in genere prossimi ad aree universitarie o a zone di divertimento trendy.
Con la trasformazione in locali, ecco che accanto ai fusilli alla canapa (con un contenuto di Thc pari a 2 mg/kg), alle smart drugs ed ai prodotti “etnobotanici” magari già confezionati in “spinello”, trovano posto brain machine (lettini con occhialoni che trasmettono impulsi luminosi) o apparecchi per l’inalazione di ossigeno puro al 97% addizionato di oli essenziali, e magari cocktail di piante esotiche, da degustare sui divanetti alla luce di lampade fluo.
Il negozio diventa un punto di ritrovo, e sviluppa un carattere aggregativo favorito anche da una capillare ed organizzatissima rete di contatti via Internet: quest’ultima permette di conoscere ogni singolo prodotto in vendita in un determinato negozio, e naturalmente di pubblicizzarlo con la massima visibilità. Nasce così anche un genere assai particolare di piccolo turismo giovanile, finalizzato alla visita di smart center di altre città o persino nazioni.
Sofisticate anche le strategie di marketing applicate alle confezioni dei prodotti o all’estetica dei locali. Per attirare il giovane, tutto è, e deve sempre essere, nuovo, colorato, divertente, e, meglio ancora, trasgressivo.
Piaccia o non piaccia, le acquisizioni – o in alcuni casi addirittura i sequestri cautelativi – da parte delle forze dell’ordine di sostanze poi ritornate in libera vendita (si veda il recente caso della Salvia divinorum), accompagnati, se non scatenati, da imponenti campagne mediatiche di denuncia dell’“allucinogeno libero” segnano, più che l’evoluzione stessa dei prodotti offerti, il trionfo pubblicitario (ottenuto in modo del tutto gratuito) degli smart shop nazionali.
Smart drugs per ridurre il danno? Soprattutto nei mesi scorsi, legioni di giovani e giovanissimi hanno voluto provare ad ogni costo la Salvia divinorum, considerata astrattamente illegale per le sue proprietà allucinogene, ma ora consumabile in piena legalità. Ed eccoci a un punto di svolta: oggi negli smart shop italiani è in libera vendita almeno una sostanza con un’accertata e marcata potenzialità psicoattiva. Esiste il pericolo che ne arrivino altre? E se la risposta è sì, quanto tempo sarà necessario perché vengano prese dalle autorità nuove ed appropriate contromisure?
Come ha scritto Davide Mazzesi nell’articolo “Le botteghe dei sogni” («Narcomafie», 11/03), «in Italia la lentezza del processo di criminalizzazione – che combina ricerca scientifica e procedura istituzionale a garanzia della certezza della valutazione – permette alle smart drugs di restare in commercio per un periodo senza il controllo delle autorità».
Alcuni affermano che la potenza delle nuove sostanze offerte potrebbe indurre persino alcuni consumatori ad una riconversione parziale o totale da droghe più tossiche ed illegali (ecstasy, cocaina). Agli esperti stilare un primo bilancio che vagli la realtà di un’ipotetica riduzione del danno. Di certo è comunque già successo che qualche furbacchione abbia tentato di rivendere in discoteca “superkikke” (pasticche di caffeina a forma di cuoricino rosa) acquistati negli smart shop spacciandoli (è il caso di dirlo) per “cale” di ecstasy. Ma oggi è più difficile, perché tutti conoscono questi nuovi prodotti legali.
L’allucinogeno lo invento io Negli smart shop non c’è spaccio, non ci sono sostanze tagliate. Nella quasi totalità dei casi il prodotto venduto corrisponde a quanto dichiarato sull’etichetta. Ma ciò non basta affatto a garantire che esso non abbia, o non possa avere, effetti pronunciati, anche negativi, su chi lo consuma. Fatto paradossale, mentre in Italia è in corso una riforma legislativa – in senso fortemente restrittivo – del settore erboristico, i titolari degli smart shop iniziano ad ideare, in piena legalità, sulla base di conoscenze del tutto empiriche e con l’aiuto di laboratori specializzati, mix di loro concezione. E gli ingredienti di questi ultimi hanno o possono indurre, ancor più per via di un effetto sinergico, influssi pronunciati sullo stato psicofisico. Ma chi controlla l’innocuità di una nuova “composizione”?
Se gli indispensabili controlli, monitoraggi ed eventuali messe al bando di sostanze che possano rivelarsi tossiche sono ostacolati dall’offerta di prodotti sempre nuovi e spesso del tutto sconosciuti, anche ipotetiche strategie istituzionali proibizioniste più estreme sono rese assai difficoltose dalla presenza, in molte bevande o pastiglie smart, di ingredienti (si veda ad esempio la caffeina) già largamente diffusi sul mercato dell’alimentare.
Occorre attendere la risposta dello Stato per sapere come esso sceglierà di rapportarsi agli smart shop italiani. Tale risposta non sarà facile, ma non potrà tardare.
Andrea Giordano














