Il Palazzo e la baraccopoli
10 dic 2003 | Categoria: articoli, recensioni
Le grane per il padre comboniano Alex Zanotelli hanno inizio nel 1986, durante la direzione di «Nigrizia». Proprio nel momento in cui venivano smascherate le vere intenzioni della legge 73/85 dalla quale è scaturito il Fai (Fondo aiuti italiani), il periodico affrontò senza mediazioni il tema della cooperazione internazionale, preso saldamente in mano dai socialisti di Craxi, che avevano organizzato un gruppo di tecnici e preso contatti con molti governi africani già un anno prima della promulgazione della legge. Mario Raffaelli, sottosegretario agli esteri dell’epoca, raccontò a padre Zanotelli che era stato ringraziato in diversi Paesi Africani “perché in Italia esisteva un sottosegretario per la lotta alla fame” senza che lui ne sapesse qualcosa. Ma i socialisti avevano già predisposto il loro piano e i loro uomini. Avevano bisogno dell’aiuto dei radicali, accreditati sul tema della fame, ma non era sufficiente. Puntarono allora su Flaminio Piccoli, coinvolto in vicende legate al rapimento e alla liberazione di un assessore democristiano napoletano. Per uscire da questa storia Piccoli si buttò a capofitto sul “carrozzone” della lotta alla fame e con i partiti di maggioranza dell’epoca riuscì a fare passare la legge che stanziava 1900 miliardi per l’Africa.
«Altro che fame nel mondo! – affermava «Nigrizia» – «Forse sarebbe più opportuno chiederci a che punto è giunta la nostra fame!» La denuncia di «Nigrizia» toccava con grande coraggio l’incredibile intreccio tra affari e politica, anticipando di ben otto anni Tangentopoli, e provocò violente reazioni da parte degli uomini di governo. «I missionari facciano i missionari» tuonava il segretario del Psi allora presidente del Consiglio, che si fece dare 500 miliardi di lire per la Somalia, da sempre feudo socialista.
«Basta leggere il libro su Ilaria Alpi Un omicidio al crocevia dei traffici per capire quello che è avvenuto in quel Paese» sostiene Zanotelli. Dalle testimonianze di uno degli autori, Mauro Rostagno, appare chiaro che tra il 1985 e il 1990 da Roma partivano aerei militari carichi di viveri con destinazione Somalia. Gli aerei facevano scalo in Sicilia, dove venivano svuotati dei viveri e riempiti di armi.
Dietro questo traffico c’era l’accordo con il governo somalo di poter scaricare, in mare o sul suolo del Paese, rifiuti tossici italiani. Secondo tale ricostruzione l’operazione era possibile dalla collaborazione tra mafie, servizi segreti e cooperazione italiana.
Nonostante le violente polemiche sollevate da «Nigrizia» la legge dei 1900 miliardi fu approvata. Venne nominato il socialista Francesco Forte Commissario della lotta contro la fame, affiancato da due ambasciatori: Claudio Moreno, consulente personale di Craxi per la politica internazionale e Michele Martinez, ex ambasciatore in Uganda, all’epoca sotto inchiesta disciplinare. Fu lo scontro frontale tra loro e «Nigrizia».
Nel momento in cui è in atto in Italia, anche da parte di alcuni settori della sinistra, un’operazione a largo raggio per la riabilitazione di Bettino Craxi, leggere le pagine che Alex Zanotelli dedica in Korogocho. Alla scuola dei poveri alle vicende della cooperazione internazionale gestita in prima persona da Craxi, ci si domanda quante cose rimangono da scoprire e quando mai sarà scritta tutta la verità sul malgoverno in Italia.
Ma Zanotelli è grato ai suoi persecutori ai tempi di «Nigrizia» quando fu “silurato” dalla redazione del battagliero periodico. Questo intransigente padre comboniano si vide catapultato tra il fango e i poveri di Korogocho, dove ha vissuto fino al 2002.
A chi gli chiedeva perché aveva scelto questa tremenda baraccopoli di Nairobi Zanotelli rispondeva: «L’ho scelta perché se qualcosa funziona qui, può funzionare da qualsiasi parte. Ritengo importante il tentare, non l’avere successo. Riuscire a dire “sì, qui ce l’ho fatta” è bello perché significa un passo avanti per i poveri, ma non ho questa pretesa. L’importante è essere al posto giusto e fare quello che si può».
Zanotelli racconta che a Korogocho ha capito «un’altra piccola cosa. Mi sono accorto lentamente che se vivi in baraccopoli e hai una presenza che non pone problemi politici, come faceva Madre Teresa, sei il santo di turno. Ma se cominci a porre il problema politico, sei un comunista».
«Politica – scrive Zanotelli – è chiedersi perché esistano queste baraccopoli, a quale sistema economico-finanziario sono funzionali, e impegnarsi a rimetterlo in discussione. Questa dimensione politica va vissuta fino in fondo, altrimenti si rischia, anche come missionari, di fare il gioco del sistema. E se la vivi fino in fondo si cessa di essere eroi o santi, per diventare i disturbatori dell’ordine costituito. Molti sostengono che questa mia scelta derivi da una ideologia. È vero invece il contrario: è stata la rilettura della Bibbia che ho fatto, che Korogocho mi ha costretto a fare, a far scaturire la scelta politica. Su questo non ci piove, perché il Dio biblico che ho riscoperto a Korogocho è un Dio che ha un sogno per il suo popolo, nel quale la politica è fondante».
Dall’aprile del 2002 padre Alex Zanotelli è stabilmente in Italia. La sua forte personalità – in questi tormentati anni che stiamo vivendo – ha avuto modo di esprimersi in modo incisivo non solo per le questioni internazionali, ma anche sulle vicende italiane. Dal suo rientro in Italia, come documenta il suo ultimo libro, è stato molto attivo fra i Beati Costruttori di Pace e sul fronte dei new global con la rete Lilliput. Personaggio scomodo, ma ricco di speranza per credenti e non credenti che si riconoscono nei valori dell’uomo.
Diego Novelli
Alex Zanotelli, Korogocho. Alla scuola dei poveri, Feltrinelli 2003














