Riduzione del danno come cultura

10 dic 2000 | Categoria: recensioni

Sei anni dopo l’ormai classico La riduzione del danno (curato da P.A. O’Hare ed altri) esce – sempre per i tipi delle Edizioni Gruppo Abele – un nuovo volume collettivo che costituisce in qualche modo l’aggiornamento e la prosecuzione: Primo: non nuocere. Politiche e pratiche per la riduzione del danno (a cura di L.Pepino e C. Sorgi). Il titolo è buona sintesi del volume: obiettivi prioritari delle politiche nel settore tossicodipendenze devono essere il contenuto del fenomeno , il miglioramento delle condizioni di vita e l’accettazione sociale degli assuntori di stupefacenti. Nulla di risolutivo né tantomeno di salvifico, dunque, ma – come spiegano i curatori nell’introduzione– «cercare strade alternative o parallele (a quelle della proibizione, ndr) non è cedimento alla rassegnazione, bensì la costruzione di risposte fondate sulla realtà e non sui pregiudizi».
Due gli approcci più interessanti e suscettibili di sviluppi del libro. Il primo riguarda il carattere di politica sociale (e non di mero intervento farmacologico) della riduzione del danno. Scrive G. Zuffa che tale strategia «si esprime anche nel perseguire una community policy (politica di comunità), grazie alla quale i consumatori e i piccoli spacciatori vanno trattati come membri della comunità stessa: essi dunque non vanno esplulsi, bensì integrati».
Il secondo profilo che merita di essere sottolineato è il carattere di modello di intervento generalizzato sui fenomeni di devianza o sociali tout court (e non di pura tecnica di approccio alla tossicodipendenza) della riduzione del danno. Scrive al riguardo L.Pepino: «Lo strumento principe di controllo della devianza (e talora semplicemente della non ortodossia comportamentale) è, nel nostro sistema, quello represivo-penale (talora con varianti di stampo correzionale). Il modello si fonda sulla convinzione (rectius, illusione) che vietare significhi impedire e che la minaccia di punizione (tanto più se severa) determini di per sé, in maniera automatica, la contrazione dei comportamenti devianti. Di qui la ritenuta onnipotenza del diritto penale. La riduzione del danno è, a ben guardare, il cuore di una strategia opposta: quella del diritto mite, della justice douce, dell’accompagnamento, della legalità come processo e percorso e non come discrimine».

Paolo Lucci

Livio Pepino, Carlo Sorgi (a cura di) Primo: non nuocere. Politiche e pratiche per la riduzione del danno, Ega, 2000

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