La globalizzazione? Bisogna governarla

10 nov 2000 | Categoria: recensioni

Con Globalizzazione e disuguaglianze Luciano Gallino offre un ulteriore strumento di critica ragionata all’imperante economia mondiale, alla globalizzazione, fenomeno in base al quale ciò che avviene in un angolo del pianeta può avere – e di solito ha– ricadute economiche su un angolo opposto. M.Chossudovsky, ne La globalizzazione della povertà ( recensito in questa Rivista n.6/1999), aveva documentato gli effetti perversi che tale economia produce nei Paesi poveri. Dopo un’analisi del mercato e della stratificazione sociale. Gallino mostra che effetti perversi o, se si preferisce, deteriori per un tessuto democratico si affermano anche nei paesi ricchi. Un mondo sempre più piccolo lega le sorti di tutti, i più fortunati e i meno dotati, quasi sempre facendo ulteriormente sprofondare questi ultimi e peggiorando le condizioni di vita degli strati interiori tra “i più fortunati”. I destini dei “poveri” sono noti; conviene porre attenzione ai “ricchi”, i Paesi dell’Ocse. Qui, a partire dagli inizi degli anni 80, data di inizio convenzionale della globalizzazione, tutti gli indicatori economici della economia capitalistica registrano un calo rispetto ai decenni precedenti, in particolare agli anni 50 e 60: il tasso di crescita del prodotto interno lordo ( che addirittura per buona parte degli anni 90 non ha superato l’1,5% annuo a fronte di un 5% degli anni 60), la disoccupazione ( nell’Europa occidentale si è verificato un massiccio ritorno alla disoccupazione di massa), la produttività ( il cui tasso di incremento nell’arco di trent’anni si è quasi ovunque dimezzato). Questa economia dai mediocri risultati aumenta le diseguaglianze internazionali: nel 1997 il rapporto tra il 20% più ricco del mondo e quello più povero, in riferimento al PIL disponibile, è stato di 86:1, mentre nel 1960 era di 30:1. E contemporaneamente aumentano diseguaglianze ed insicurezza nelle economie forti: tralasciamo pure una realtà tradizionalmente poco egualitaria come gli Stati Uniti d’America; il fenomeno interessa sempre di più l’Europa Occidentale, culla del welfare state.
Anche qui , tra il resto, sono in aumento i lavoratori con contratti precari (in Gran Bretagna costituiscono il 50% dell’intera forza-lavoro), i cosiddetti “lavoratoti poveri”, i lavoratori di età inferiore ai quindici anni (stimati in 5 milioni nell’Unione Europea, mentre sono 200 milioni nel Sud del mondo), gli adulti senza casa (stimati in più di 600.000 in Francia). È stata certo favorita dalle nuove tecnologie, che hanno determinato il passaggio dal mercato-luogo al ciber-mercato, ma una tale globalizzazione non è un evento ineluttabile. Anch’essa si è sviluppata grazie a scelte politiche dei poteri forti, statuali ed extra-statuali, e da scelte politiche deve essere governata. Si deve così passare dagli effetti perversi ad un globale governance, termine che nemmeno uno studioso poco amante degli anglicismi come Gallino può tradurre: è avvicinabile a “processo del governare”, “funzione di governo”, “modalità di controllo”. L’autore indica alcuni obiettivi di una global governance: il primo è la riduzione delo squilibrio tra economia finanziaria ed economia reale. Nel 1998 le transazioni giornaliere aventi carattere puramente finanziario hanno toccato i 2.000 miliardi di dollari, che corrisponde a 50-100 volte il volume giornaliero del commercio mondiale: evidenti gli effetti distorsivi su quest’ultimo di una tale massa vagante di denaro. Anche l’Onu ha avvertito il problema tanto da istituire nel 1995 una Commision on global governance, che tra il resto ha proposto la istituzione di un Consiglio per la sicurezza economica o , nella sua relazione del 1999 ( consultabile in www.cgg.ch/index.html), l’introduzione della Tobin tax, una tassa pensata per scoraggiare le transizioni speculative, senza deprimere quele reali. La governance e l’iniziativa dal basso – Gallino ricorda i fatti di Seattle– rendono meno irrealistica la globalizzazione dal volto umano auspicata dall’Onu.

Pier Luigi Zanchetta

Luciano Gallino, Globalizzazione e disuguaglianze, Edizioni Laterza, 2000

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