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Da un libro alla mappa digitale: la storia dei comuni sciolti per mafia


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.Su Radio 3 Gian Antonio Stella intervista Luigi Ciotti sui beni confiscati

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Redazione Narcomafie

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è in libreria il Nuovo dizionario di Mafia e Antimafia

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I libri di Narcomafie

Fuga dall'illegalità
disponibile in libreria
EGA editore


materiali online


Stefania Bizzarri ha vinto il primo concorso internazionale "Giornalisti del Mediterraneo" con l'articolo "C'era una volta il contrabbando" pubblicato su NARCOMAFIE all'interno del Dossier Montenegro di settembre 2008. Il 1° Concorso Internazionale “Giornalisti del Mediterraneo” nasce sotto l’Alto Patrocinio della Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per l’Editoria e la Comunicazione, della Presidenza dell’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, della Presidenza del Parlamento Europeo, dei Ministeri delle Politiche Europee, Università e Comunicazioni, nonché di istituzioni nazionali e internazionali.


40° premio Saint Vincent



LIBRERIE
in cui è possibile acquistare Narcomafie

 

 

 

 



Febbraio 2010

Un viaggio “sulle orme degli schiavi”: il dossier di febbraio di Narcomafie è un approfondimento a tutto campo per comprendere i retroscena della rivolta di Rosarno scoppiata tra il 7 e il 9 gennaio scorsi. Quale degrado sociale, politico ed economico ha determinato l'esplosione della rabbia di centinaia di lavoratori sfruttati e la messa a ferro e fuoco della cittadina calabrese? Quali le dinamiche in un territorio in cui "non cade foglia che la 'ndrangheta non voglia"? Pochi sanno che in quell'area insistono interessi industriali, fino ad oggi rimasti nell'ombra, che potrebbero rivelarsi i veri motori della “cacciata dei neri”. Narcomafie li svela.

sommario

newsStiamo rinnovando il sito di Narcomafie: nuova grafica,
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Notizie in breve

.Narcomafie è partner di un progetto per la mappatura digitale dei comuni sciolti per mafia. Giovedì 18 febbraio a Roma la presentazione. Leggi il comunicato

.Dichiarazioni di Luigi Ciotti su Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria

.Trapani, sequestrati 550 milioni a imprenditore mafioso

Maxi operazione congiunta della Dia e del Gico di Palermo che lo scorso 27 gennaio – in esecuzione di un provvedimento della Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Agrigento – hanno sequestrato all’imprenditore Rosario Cascio, 75 anni, beni mobili e immobili per un valore complessivo di 550 milioni di euro. Originario di Santa Margerita Belice, residente a Partanna di Trapani, Cascio è considerato dagli inquirenti un uomo di Matteo Messina Denaro, latitante numero uno di Cosa nostra. I suoi interessi economici, in particolare nei settori dell’edilizia e del calcestruzzo, hanno il baricentro nella zona del Belice. Nel 2000 subì una condanna definitiva per associazione mafiosa nel processo “Mafia e appalti” scaturito dalle dichiarazioni del collabratore di giustizia Angelo Siino, “il ministro dei lavori pubblici” di Cosa nostra. Nell’agosto 2008 gli fu notificata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere del Gip di Palermo relativa all’inchiesta “Scacco matto” da cui emerse la sua partecipazione al sodalizio mafioso finalizzato all’acquisizione di attività economiche e alla realizzazione di ingiusti profitti nel periodo tra il 1994 e il 2008. Secondo il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato il sequestro rappresenta un colpo formidabile all’economia di Cosa nostra.

.'Ndrangheta le mani sul traffico di calndestini
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Due cosche ’ndranghetiste coinvolte in una organizzazione criminale attiva nel traffico di immigrati clandestini provenienti dall’India e dal Pakistan. È quanto emerge dall’operazione “Leone” scattata lo scorso 3 febbraio e coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. 67 le ordinanze di custodia cautelare ordinate dal Gip di Reggio su richiesta dei magistrati Giuseppe Pignatone, capo della procura, e dei sostituti Marco Colamonici e Giuseppe De Bernardo. Gli arresti sono stati eseguiti dalla polizia del nucleo centrale operativo e dalla squadra mobile di Reggio nella stessa città dello stretto, ma anche a Milano, Brescia, Crema, Piacenza, Siena, Macerata, Avellino. 32 gli italiani coinvolti, 20 dei quali imprenditori e professionisti, 35 i cittadini indiani. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’aggravante mafiosa per i membri delle cosche Cordì di Locri e Iamonte di Melito Porto Salvo. L’organizzazione forniva falsi contratti di assunzione, grazie a imprenditori compiacenti, che permettevano agli immigrati di ottenere il visto di ingresso, pagando cifre tra i 10mila e i 18mila euro. Le indagini avevano preso il via in seguito alla denuncia sporta nel 2007 da un imprenditore costretto da affiliati alla cosca Iamonte a cedere alcune sue aziende agricole e a presentare falsi documenti relativi per l’assunzione di lavoratori immigrati indiani e pachistani. Tra gli arrestati anche tre dipendenti dell’ufficio provinciale del lavoro di Reggio Calabria, una funzionaria dell’ufficio provinciale di collocamento e un ispettore del lavoro.

.Borsa, reati finanziari per favorire i boss

Lo scorso 9 febbraio gli agenti del nucleo di polizia tributaria di Milano hanno notificato 18 avvisi di conclusione delle indagini preliminari (atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio) a dipendenti di Sim e promotori finanziari sospettati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata all’insider trading – la compravendita di titoli di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all’interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni riservate non conoscibili da parte degli altri investitori – e aggiottaggio – pubblicazione o divulgazione di notizie false, esagerate o tendenziose o utilizzo di altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo dei titoli di una società. Oggetto dei reati finanziari i titoli della società Infinex Ventures, compagnia mineraria quotata nel listino Over the counter della Borsa statunitense e nei mercati azionari di Brema e di Berlino. Secondo gli inquirenti la regia delle speculazioni finanziarie sarebbe stata nelle mani del clan mafioso dei Rizzuto, avente base operativa a Montreal, in Canada, che avrebbe guadagnato dalle manipolazioni del mercato 15 milioni di euro. I reati di market abuse, secondo l’inchiesta “Texada” coordinata dal pm Bruna Albertina di Milano, sarebbero stati commessi tra il 2004 e il 2008.

.Ciancimino: Forza Italia nata dalla trattativa Stata-mafia
«Mio padre mi spiegò che Forza Italia era il frutto della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia». Lo ha dichiarato Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, deponendo lo scorso 8 febbraio nell’ambito del processo contro il generale dei carabinieri Mario Mori e il colonnello Mauro Obinu, accusati di aver favorito la latitanza di Bernardo Provenzano, in particolare impedendone l’arresto nel 1995 a Mezzojuso, in provincia di Palermo, dove il boss si trovava per un summit di mafia. Ciancimino ha spiegato il significato di un pizzino, di cui risulta strappata la parte iniziale, consegnato ai magistrati alcuni mesi fa, che sarebbe stato scritto da Provenzano a Silvio Berlusconi tra il 1994 e il 1995, in cui si legge: «... posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco conto) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto l’onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive». Il triste evento sarebbe stato, secondo Ciancimino, un attentato contro Piersilvio Berlusconi. La lettera fu consegnata per una consulenza a Vito Ciancimino, il quale la riscrisse con alcune correzioni. Un bozza della versione corretta è stata depositata a sorpesa in aula da Massimo Ciancimino, il quale ha specificato di aver consegnato personalmente a Provenzano il testo, ma di non sapere se la lettera sia stata effettivamente spedita e ricevuta dal premier. Sdegnata la reazione dell’on. Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi: «Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino non sono soltanto destituite di ogni fondamento, ma sono anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignità logica».

.Casalesi, definitive le condanne del processo Spartacus
I giudici della prima sezione penale della corte di Cassazione, venerdì 15 gennaio, hanno reso definitive le 24 condanne contro i boss del clan dei Casalesi emesse dalla corte di appello di Napoli il 19 giugno 2008 nell’ambito del maxi processo Spartacus. Confermati dunque i 16 ergastoli, tra cui spiccano quelli di Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, Francesco Bidognetti detto “Cicciotto ’e mezzanotte”, e dei latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine. “Fine pena mai” anche per Mario Caterino, Raffaele Diana, detto “Raffilotto”, e Giuseppe Caterino, detto “Peppinotto tre bastoni” – questi ultimi fautori, tra l’altro, della penetrazione camorristica in provincia di Modena –, Cipriano D’Alessandro, Enrico Martinelli, Sebastiano Panaro, Giuseppe Diana, Francesco Schiavone, detto “Cicciariello”, Walter Schiavone, Luigi Venosa, Vincenzo Zagaria e Alfredo Zara. Otto imputati sono stati condannati a pene comprese tra i due e i 30 anni.
Il procedimento giudiziario era iniziato nel 1993 grazie alle rivelazioni del collaboratore Carmine Schiavone, cugino di Sandokan. Complessivamente gli indagati sono stati circa 1.300, i testimoni di giustizia intervenuti 25, 508 i testimoni

Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia desaparecida
Si sono perse le sue tracce dallo scorso 24 novembre, ma la storia di Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia forse vittima di lupara bianca, è balzata agli onori delle cronache solo ai primi di febbraio. Nata in una famiglia ’ndranghetista 36 anni fa, all’età di tre anni perse il padre, capo della cosca di Petilia Policastro, ucciso in un agguato nel 1977. Decise di collaborare con i magistrati della Dda di Catanzaro nel 2002 per porre fine alla faida che da decenni vede contrapposte la famiglia dei Garofalo e quella dei Mirabelli e in cui erano caduti numerosi famigliari. Madre di una ragazza che oggi ha 17 anni, aveva denunciato tra gli altri l’ex convivente nonché padre di sua figlia Carlo Cosco, 40 anni, buttafuori di una discoteca milanese, accusato di essere coinvolto nella faida e nel traffico di stupefacenti del capoluogo lombardo. Nel 2006 il suo rapporto con lo Stato aveva iniziato a incrinarsi in seguito all’estromissione dal programma di protezione provvisorio, dovuta a un giudizio di scarsa rilevanza relativo a una parte consistente delle rivelazioni fornite ai magistrati. Decisione che aveva impugnato, soccombendo, davanti al Tar e con successo in secondo grado di fronte al Consiglio di Stato. Tuttavia l’amarezza e la disillusione derivanti da quella vicenda l’avevano indotta, lo scorso aprile, a rinunciare definitivamente alla protezione. A maggio aveva subito un tentativo di rapimento da parte di un uomo presentatosi come tecnico di lavatrici che si era introdotto nella sua abitazione di Campobasso (dove viveva cercando di ricostruirsi una vita con la figlia) e dal quale si era liberata dopo una colluttazione. Delitto per il quale il 4 febbraio sono stati arrestati su indicazione della procura di Campobasso, Carlo Cosco, ritenuto il mandante, e Massimo Sabatino, 37 anni, già detenuto per altra causa, il presunto esecutore materiale dell’aggressione. A novembre Lea Garofalo e la figlia si trovavano a Milano per incontrare Cosco e tentare di risolvere alcune questioni familiari. Secondo quanto raccontato dalla figlia, il giorno 24 la Garofalo avrebbe rifiutato d’accompagnarla, ad una visita da alcuni zii, e avrebbe preferito aspettarla in stazione dove sarebbero dovute salire sul treno per Campobasso. Ma all’appuntamento Lea Garofalo non si è presentata. La sorella ha dichiarato che ta il 20 e il 21 novembre Lea le aveva confidato al telefono di non essere tranquilla e di essere convinta di venire pedinata durante il soggiorno milanese. I magistrati di Campobasso stanno indagando per capire se Carlo Cosco sia implicato nella scomparsa della donna.

notizie precedenti

Narcomafie online

Relazioni della Commissione antimafia (XV legislatura)

Lo scorso 19 febbraio la Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare ha approvato la relazione annuale sulla 'Ndrangheta e la relazione conclusiva.

Leggi la relazione sulla 'Ndrangheta
Leggi la relazione conclusiva

Processo "Talpe alla Dda" di Palermo, chiesti 8 anni per Cuffaro

Il 15 ottobre, il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ha avanzato le richieste di condanna per gli imputati al processo "Talpe". Per il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, sono stati chiesti 8 anni.
Pubblichiamo la trascrizione fedele, a cura della redazione di Narcomafie, della registrazione dell'intera requisitoria dei pm (disponibile su radioradicale assieme alle arringhe degli avvocati del Presidente). Eventuali imprecisioni sono dovute alle normali difficolta' di comprensione che la riproduzione di file audio comporta.
Leggi la requisitoria completa
Numero speciale di Narcomafie

Strada facendo (seconda edizione)

Il 28, 29 e 30 ottobre 2005, a Perugia, il Gruppo Abele e la Regione Umbria, in collaborazione con il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e il Cantiere delle Riviste, ha proposto tre giornate di riflessione e confronto in merito alle politiche sociali e all’esigenza di un loro rilancio dopo anni di non curanza e di scelte di basso profilo. Leggi le news sul sito del gruppo abele.


La sentenza Dell'Utri
Marcello Dell’Utri è stato il mediatore tra gli interessi di Cosa Nostra e di Silvio Berlusconi. Lo sostengono i giudici di Palermo, che hanno ricostruito quasi trent’anni di frequentazioni pericolose
del braccio destro del Cavaliere



leggi la sentenza (versione integrale)

Strada facendo (prima edizione)

Torino, 20-21-22 settembre 2002
Introduzione di Luigi Ciotti
Conclusioni di Leopoldo Grosso

Per informazioni sulle modalità di acquisto degli atti cliccare qui


Continuità tra memoria e impegno
Luigi Ciotti
Faceva caldo, quel giorno d’estate del 1992 in cui prese forma il progetto di Narcomafie. Eravamo seduti sulla terrazza della vecchia sede del Gruppo Abele per capire insieme come dare forma e parola a quella voglia di reagire che si stava organizzando dopo le drammatiche stragi di mafia che avevano ucciso i giudici Falcone, Borsellino, e quanti erano con loro...
segue

Speciale Afghanistan

morte di un paese

Speciale Colombia

una rondine non fa primavera



Ecstasy e dintorni

Il mercato delle droghe sintetiche ad Amsterdam, Barcellona e Torino

Trafficanti di notizie?

Rapporto su droga e Paesi in via di sviluppo sulla stampa europea

ultimo aggiornamento 23.02.2010